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  • Data: lunedì 21 luglio 2014
  • Testata: La Provincia

Il rapporto.Imprese: crescita zero nel secondo trimestre dell’anno

L’artigianato ‘fermo’ Cremona resta al palo

di Andrea Gandolfi Cresce dello 0,33 per cento il dato totale (con una variazione ferma alla metà del trend regionale e nazionale), non si muove di un millimetro quello che riguarda le aziende artigiane (con la Lombardia a più 0,27 per cento e l’Italia a più 0,14 per cento): a testimonianza del momento di particolare difficoltà che ancora inchioda il settore. Il rapporto appena diffuso da Movimprese su natalità e mortalità delle imprese italiane registrate presso la Camere di Commercio, relativo al secondo trimestre dell’anno, conferma anche per la provincia di Cremona il permanere di una crisi ancora lontana dal finire, ma mostra finalmente qualche segnale di ripresa e di crescita. In Italia, tra aprile e giugno, i registri delle Camere di Commercio hanno ricevuto quasi 97mila domande di iscrizione, il dato più basso nel secondo semestre degli ultimi dieci anni, a fronte di poco più di 61mila richieste di cancellazione da parte di imprese esistenti. Solo nel 2010 le chiusure erano state inferiori; così, il saldo si attesta a quota 35.704, con un aumento del 37 per cento sul medesimo periodo del 2013. Trentaseimila nuove imprese in tre mesi «sono il segno che il tessuto imprenditoriale reagisce e torna a crescere, nonostante la crisi continui a pesare sulla vitalità del sistema produttivo italiano», ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. Ma il trend di Cremona è più lento, e per l’artigianato l’emergenza rimane assoluta. «È tutto fermo, non vedo all’orizzonte nessun segnale di ripartenza e francamente non riesco neppure a immaginare una ricetta per uscirne», allarga le braccia Pierpaolo Soffientini, presidente dell’Autonoma Artigiani Cremaschi. «Domanda ferma al palo, eccesso di burocrazia e difficoltà di accesso al credito sono i problemi irrisolti che anche qui lamentiamo da anni. L’export ‘copre’ meno del 30 per cento del nostro portafoglio-ordini». Decisamente troppo poco per riequilibrare i conti di un mercato interno che langue. «Mentre i costi di produzione ci spingono inesorabilmente fuori mercato rispetto ai competitor d’oltre confine, e un’imposizione fiscale insensata ci obbliga a lavorare nove mesi all’anno per lo Stato». Alla crisi congiunturale, di per sè grave, va quindi ad aggiungersi un deficit ormai strutturale di competitività. «Senza contare la cronica debolezza di collegamenti viabilistici, del tutto insufficienti a ‘tenere il passo’. Siamo isolati e tagliati fuori; e anche questo finisce con il fare pesantemente la differenza. In questa situazione, non vedo purtroppo segnali di ripartenza. Da noi al momento hanno un po’ di lavoro solo le imprese artigiane edili interessate al settore delle energie rinnovabili. Ma ormai gli incentivi sono in ‘caduta libera’, le commesse sempre più ridotte e dunque meno convenienti...». Soffientini: «Le banche restano grandi assenti» Stringere i denti, però, è obbligatorio. «Come associazione, facciamo quanto è nelle nostre possibilità per aiutare le imprese associate», riprende Pierpaolo Soffientini. Per esempio? «Rateizziamo nel corso dell’anno i pagamenti per i servizi associativi, tramite ArtigianFidi Lombardia sosteniamo le start up garantendo fino all’80 per cento dei mutui che richiedono alle banche; eppure a volte neppure questo basta agli istituti di credito per fare finalmente la loro parte. Neanche il 20 per cento sono disposte a mettere in gioco...». Le banche locali mantengono di media un atteggiamento più collaborativo («Quantomeno nella velocità dei tempi di risposta, e non è poco...»), ma il trend generale rimane preoccupante. Tra i servizi che si stanno rivelando particolarmente utili e apprezzati da quanti — specie in questo periodo — scelgono di tentare la strada del lavoro autonomo dopo aver perso il posto, c’è anche quello di un’attenta consulenza e valutazione del loro ‘business plan’; l’idea imprenditoriale, la sua concreta fattibilità e sostenibilità, sono requisiti considerati per la stessa iscrizione di eventuali aspiranti artigiani all’associazione. «Diamo il nostro parere, perchè non ci piace pensare che una scelta sbagliata o frettolosa potrebbe ‘bruciare’ inutilmente in poco tempo il Tfr frutto di una vita di lavoro», spiega Soffientini. «Ovviamente, non chiudiamo la porta in faccia a nessuno. Ma cerchiamo di sconsigliare e ‘scoraggiare’ chi si sta avviando lungo una strada che ad occhi esperti appare perdente».

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